Per la sua antichissima origine e per la ricchezza della sua storia Tivoli vanta un patrimonio artistico ed archeologico vastissimo e di notevole interesse.
Situata a 30 km circa da Roma, luogo di villeggiatura di imperatori e patrizi romani per la salubrità del clima e la bellezza del paesaggio, è celebre, soprattutto per le sue ville. Di notevole importanza risultano i resti storici ed archeologici a cominciare dal Tempio di Vesta , risalente al I secolo A.C., situato nel quartiere di Castrovetere (Castrum Vetus); esso era dedicato al culto della Deea Vesta, culto a cui provvedevano alcune sacerdotesse, le vestali, votate alla verginità. Il tempio è situato su una roccia a picco sulla Villa Gregoriana; di forma circolare , è uno dei più interessanti monumenti romani dell’età repubblicana. Realizzato con il classico travertino di Tivoli si ispira all’ordine corinzio con colonne scanalate.
Del secolo II A.C. è, invece, il Tempio di Vesta. L’Anfiteatro Romano, scoperto nel 1948 e completamente restaurato, era destinato ai giochi dei gladiatori; sono visibili le costruzioni delle gratinate che si ergevano per un’altezza presunta di 12 metri. Il Ponte Gregoriano, composto da un solo arco di 20 metri, fu costruito dopo la catastrofica piena dell’Aniene del 1826 ed inaugurato da Papa Gregorio XVI nel 1835. La Rocca Pia è una tappa obbligata per chi desideri scoprire i tesori della città tiburtina. E’ composta da quattro torri circolari disposte ai vertici di un quadrilatero; nel 1539 Papa Paolo III vi accolse S. Ignazio da Lodola concedendogli di fondare la regola della Compagnia di Gesù. Per un lungo periodo il monumento è stato utilizzato come carcere giudiziario, oggi è aperto al pubblico. Meritano un breve cenno anche le tante ed antichissime chiese di Tivoli tra cui ricordiamo : San Pietro della Carità (V sec. D.c.), la chiesa di S. Silvestro(XII secolo) in stile romanico, S. Maria Maggiore dove è sepolto il Cardinale Ippolito d’Este, S. Andrea, S. Giovanni Evangelista i cui affreschi dell’Annunciazione sono stati attribuiti a Melozzo da Forlì, la Cattedrale di S. Lorenzo edificata sulle rovine del Tempio di Ercole, S. Biagio , il Santuario del Quintiolo che custodisce l’effige della Madonna venerata fin dall’antichità dalla popolazione. Tutti gli anni, la prima domenica di maggio, la Madonna viene portata in processione alla cattedrale dove rimane esposta per un certo periodo.
Da segnalare, a pochi chilometri dall’abitato e precisamente a Bagni di Tivoli, lo stabilimento termale delle Acque Albume le cui piscine sono molto frequentate durante l’estate. Le terme, aperte tutto l’anno, oltre che essere dotate di un attrezzato centro sauna, sono consigliate , tra l’altro, per la cura di affezioni reumatiche ed artritiche.



Villa Adriana

Situata a circa 3 km dal centro di Tivoli, Villa Adriana fu realizzata tra il 125 e il 134 d.C. dall’imperatore Adriano e si estende un un’area di 120 ettari alle pendici dei Colli Tiburtini, in una zona che fin dall’epoca repubblicana era considerata luogo di villeggiatura, tanto che vi costruirono le loro ville Cesare, Catullo, Orazio e Mecenate.
Si narra che in essa, l’imperatore Adirano avesse voluto riprodurre le architetture più belle da lui ammirate nelle varie zone dell’impero. E’ certo che questa villa presenta una grande varietà di edifici strutturalmente assai complessi , ognuno dei quali risponde ad un uso specifico : le terme, la caserma dei pretoriani, le biblioteche, un immenso porticato, i peristili, le vasche, i colonnati.

E’ interessante notare che le varie parti della villa erano collegate con passaggi sotterranei e che, verso valle, a ridosso di un terrapieno di sostegno, erano ricavati 160 vani per la servitù. Questi indicano chiaramente che la vita di chi vi soggiornava non doveva essere turbata, se non per l’indispensabile, dalle pratiche quotidiane. L’imperatore amava studiare e discorrere con i suoi fidati collaborati; lo testimoniano alcune zone della villa: il Pecile è un ampio portico, lungo 234 metri, che veniva utilizzato per le passeggiate; esso era realizzato a somiglianza della Stoà Pikile, un famoso portico di Atene sotto il quale solevano riunirsi i filosofi.

Ad una delle estremità di Pecile si apre la Sala dei Filosofi e da questa si passa ad un articolato edificio nel cui centro si trova un canale circolare che circonda una piccola isola su cui Adriano, si dice, era solito sostare per meditare e, per non essere disturbato, ritirava i ponti mobili che ne consentivano l’accesso. Nel muse ricavato in alcuni ambienti della villa presso il Canopo, alcuni materiali provenienti dagli scavi ci aiutano nel compito ricostruttivo. La maggior parte delle sculture sono copie di originali famosissimi: le Cariatidi dell’Eretteo di Atene, l’Amazzone di Policleto, la Venere Cnidia di Prassitele, l’Amazzone di Fidia. Tali copie ci suggeriscono un altro aspetto della personalità dell’imperatore, quello di raffinato intenditore d’arte. Del resto tutta la villa è concepita come un capolavoro d’arte per consentire, al suo interno, un tipo di vita ispirato da ideali estetici.



Villa D’Este

Villa d’Este fu costruita nel 1550, per volere del Cardinale Ippolito II d’Este , figlio di Alfonso I, duca di Ferrara e di Lucrezia Borgia, nipote del famoso Papa Alessandro VI Borgia. La progettazione della Villa venne affidata all’architetto napoletano Pirro Logorio, uno dei più importanti dell’epoca, che vi profuse arte e tecnica con spirito creativo eccezionale. Pirro Logorio non si limitò a trasformare architettonicamente un vecchio convento del Duecento in un palazzo grandioso le cui sale furono, poi, affrescate dall’Agresti e dagli Zuccai, ma creò , fra i grandi alberi del parco, anche i presupposti affinché altri artisti potessero edificarvi molteplici fontane, giochi d’acquea zampillanti dal basso o dall’alto, capaci di effetti visivi e sonori unici al mondo.

Mediante la realizzazione di una speciale galleria. Le acque dell’Aniene vennero imbrigliate per dare vita ad uno dei più stupefacenti esempi di architettura idraulica dell’epoca. Basti pensare alla grande “Fontana dell’Organo” il cui nome deriva, appunto , da un congegno musicale azionato dalle stesse acque, opera del francese Claude Venare; o alla “Fontana della civetta” nel cui interno , originariamente, vi erano sottili rami ed uccellini di bronzo il cui canto cessava al comparire di una civetta. Il congegno sfruttava la caduta dell’acuqa e la spinta prodotta dall’aria per attivare il tutto. Ed ancora, alla “Fontana del bicchierone” opera di Gian Lorenzo Bernini, a quella “dell’Ovato” di Pirro Logorio, alle “Cento Fontane” che, una al fianco dell’altra si allineano in un lungo viale. E poi, quella di Roma detta anche “Rometta”, del “Nettuno” e le grandi peschiere.

Il progetto primitivo della Villa atato 1565/67, lo si può conoscere attraverso un affresco situato nelSalone di Rappresentanza del palazzo; essa doveva essere suddivisa secondo i criteri classici, in Cardi e Decumani (cioè in linee rette che si incontrano ad angolo retto). La regolarità non potè essere mantenuta sul lato Est a causa dell’andamento sinuoso del terreno e all’impossibilità di un ulteriore esproprio del terreno all’interno dell’abitato.

Nel palazzo di Villa d’Este lavorarono artisti famosi come i pittori Federico Zuccai, Livio Agresti e Gerolamo Muziano. Nel piano superiore notevole è la cappella decorata con pitture e stucchi di Livio Agresti e dei suoi allievi, cui si deve la decorazione delle alte volte con paesaggi ed allegorie, come nella Sala del Trono, che altri, assegnano, invece, alla scuola di Federico Zuccai. Questi dipinse il Convito degli Dei, al centro del soffitto del salone di rappresentanza, dove è possibile ammirare una fontana in mosaico raffigurante il Tempio della Sibilla e, su una parete, il progetto della Villa, realizzato dal Muziano. A sinistra del salone centrale troviamo una sala con scene delle fatiche di Ercole, mentre in altre compaiono vicende mitologiche legate alla storia di Tivoli, opere attribuite a Livio Agresti ed ai suoi allievi.

Di grande effetto scenografico sono, sul prospetto del palazzo, le monumentali logge di cui quella inferiore immette nella doppia scala che consente l’accesso al giardino. Fra gli artisti non si può certo dimenticare il Bernini che tra il 1660 e il 1661, realizzò la caratteristica “Fontana del Bicchierone”.



Villa Gregoriana

Villa Gregoriana, che prende il nome da Papa Gregorio XVI, è anche detta di Manlio Sopisco proprietario, in epoca romana, di una sontuosa villa con marmi , ori e impianti idrotermali. La sua rara bellezza è dovuta agli aspetti naturalistici che esaltano la presenza delle acque del fiume Aniene. E’ possibile ammirare, all’interno del vasto parco naturale della Villa, la “grande cascata” (oltre 100 metri di salto) che esce impetuosamente dai cunicoli artificiali scavati dopo la piena catastrofica del 1826; le grotte di Nettuno e delle sirene, il gioco di luci e di spruzzi che ne fanno un luogo unico al mondo.



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